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       CON  L'ONORE  DELLE  RACCHETTE          

       IL  COMMENTO       

   di  Stefano de Pantz - 07/05/2009       

Sono trascorse poche ore dal ritorno a casa dopo l'ennesima partecipazione ai Campionati Italiani Giovanili di Terni e come sempre dopo questa esperienza la ripresa fisica e soprattutto mentale è piuttosto difficile.

Come di consueto i ben tre giorni trascorsi all'interno dell'infelice impianto ternano all'insegna della perenne sensazione di soffocamento, tralasciando altri aggettivi, abbinati allo stress di un viaggio costellato da buche, smottamenti, deviazioni, code infinite, vengono mitigati solo in parte dalla possibilità di gustare il meraviglioso paesaggio e dai gioielli d'arte puntualmente offerti dalla verde Umbria.

Un viaggio che per certi versi sembra comportare un ritorno al medioevo, quel periodo al quale - pongisticamente parlando - sembrano essere rimaste gran parte delle società sportive, che potremmo definire tradizionali, al cospetto di quelle semi professionistiche avvicinatesi negli ultimi anni al nostro movimento.

Ogni anno che passa il gap tecnico tra queste realtà aumenta vistosamente, prova ne sia che quest'anno sui trentacinque titoli a disposizione la metà sono andati a due soli club. Il bottino rimanente è stato suddiviso solamente tra dodici altri club gran parte dei quali impostati con criteri piuttosto simili ai primi due. Per tutti gli altri…. notte fonda!

Al giorno d'oggi una società cosidetta minore o tradizionale se non ha la fortuna di incappare in qualche fenomeno, ammesso che riesca ad impostarlo tecnicamente in modo corretto, non può assolutamente competere a questi livelli. Certo lascia quantomeno perplessi vedere comparire la classica dicitura A.S.D. (per la cronaca Associazione Sportiva Dilettantistica) davanti a club con presumibili bilanci che nemmeno il buon Mosley riuscirebbe a calmierare.

Ma la strada è ormai questa con gli aspetti negativi e positivi che essa comporta anche se certamente la possibilità di imprevisti ed improvvisi crac finanziari è sempre dietro l'angolo. Sono aspetti che mi lasciano però ben più indifferente rispetto ad altri, forse meno eclatanti ma estremamente significativi. Mi riferisco in particolare, per quanti non l'avessero ancora notato, al fatto che la prossima stagione agonistica vedrà un notevolissimo aumento delle quote federali a significare palesemente che o una società inizia ad investire cifre piuttosto cospicue oppure è fortemente candidata a sparire o, quanto meno, a ridimensionare drasticamente le proprie ambizioni. E' evidente che non partecipando alle gare i giovani non crescono e di questo passo si assisterà all'aumento esponenziale di quanto tendenzialmente già accade da tempo: il trasferimento degli atleti migliori verso i club semi professionistici più vicini con vantaggi e svantaggi che tutto ciò comporta. Sarebbe però oltremodo triste che questo andazzo comportasse per un prossimo futuro che le quattordici società vincitrici delle medaglie d'oro di quest'anno rimangano le uniche – e forse nemmeno tutte - a partecipare ai Campionati Italiani.

Con l'onore delle racchette recita il titolo di questo articolo. E' il doveroso omaggio ai nostri ragazzi : Elisa, Beatrice, Francesco, Damiano, Marta, Giada, Marco e Sebastiano che hanno dato lustro alla nostra squadra consentendoci un onorevolissimo piazzamento tra le prime trenta società – sulle oltre centocinquanta presenti – nella classifica finale per club.

Tra costoro c'è chi ha vinto una medaglia e chi è uscito nel girone di qualificazione, chi ha ricevuto soddisfazione chi delusione, ma a tutti va il nostro plauso per avere raggiunto un traguardo difficile ed avere onorato l'evento con sacrificio ed impegno. Ovviamente non bisogna dimenticare le famiglie che pur di garantire ai figli questi importantissimi momenti di crescita si sobbarcano sacrifici non indifferenti.

Di solito al ritorno da queste esperienze i ragazzi giocano meglio grazie soprattutto al rinnovato entusiasmo ed alla consapevolezza di poter migliorare ulteriormente il proprio livello di gioco; spero vivamente che anche in questa occasione il mio convincimento venga confermato e che l'avventura appena vissuta serva come trampolino di lancio verso un futuro pongistico ancor più gratificante.

E' vero che talvolta ci si sente impotenti di fronte allo strapotere di talune società e taluni atleti, ma proprio per questo motivo i nostri ragazzi devono rendersi conto che nulla viene per caso e che alle spalle di un risultato importante c'è sempre l'altra faccia della medaglia. solitamente raffigurante sudore, sacrificio, impegno, costanza negli allenamenti.

Non si nascondano dietro il fatto che si allenano due volte alla settimana ed i loro avversari tutti i giorni: devono innanzitutto pensare se, avendone la possibilità materiale, sarebbero in grado, per voglia e tempo a disposizione, di fare altrettanto. Se sono convinti di ciò, inizino con l'evitare le assenze agli allenamenti già programmati, diano sempre il massimo sia in allenamento che in gara, inizino solo allora ad incrementare le ore di gioco consolidando od iniziando a svolgere la terza seduta settimanale.

Solamente con questi presupposti essi potranno affrontare le partite con le carte in regola per ben figurare anche ai Campionati Italiani: qualcuno dei nostri lo sta già facendo, altri non ancora.

Le sconfitte non debbono divenire dei drammi, ma è doveroso comprendere che le partite si perdono solamente dopo averle giocate fino alla fine ed aver fatto tutto il lecito possibile per vincere anche di fronte ad avversari sulla carta molto più forti: ha forse un senso partecipare alle gare cercando di non perdere punti con i più scarsi e rassegnandosi alla sconfitta con i più forti? Al di là del risultato, che può venire o non venire anche per situazioni contingenti, aver dato sempre e comunque il massimo è quanto meno una forma di rispetto per sé stessi, per la propria famiglia, ed un po' anche per la società per la quale si gareggia.

A tale proposito i nostri ragazzi mi sentono spesso citare qualche esempio da imitare (peccato che talvolta essi sbaglino persona). Una di queste è senza dubbio Chiara Miani di Udine che a Terni ha vinto il titolo juniores femminile di singolare: posso affermare con certezza che questo successo scaturisce assolutamente dagli aspetti che ho appena citato. Ritengo che una vittoria così importante, maturata laddove non vi siano grandi mezzi se non il lavoro duro in palestra e la grande passione, costituisca veramente un'impresa di grande significato.

A Chiara ed all'amico Marino, suo grande allenatore, vivissime congratulazioni.

Vorrei però citare alcuni aspetti emersi da questi campionati che ritengo debbano essere considerati basilari per fare andare avanti il nostro gruppo, ruotanti intorno ad Elisa, a Beatrice ed a Sebastiano. Non vorrei essere frainteso in quanto non intendo assegnare loro meriti maggiori rispetto agli altri o sottolineare le loro prestazioni rispetto a quelle altrui, parlo infatti di atteggiamento e non di prestazione, di atteggiamento dei ragazzi, della società, degli allenatori. Il campionato italiano di Elisa, Bea e Sebastiano è la dimostrazione che la strada intrapresa dal nostro club, pur con tutti i limiti che la scarsa disponibilità di mezzi comporta, è corretta e può garantire soddisfazioni - ovviamente con le dovute proporzioni - per tutti i nostri atleti: oggi è accaduto ad Elisa, Bea e Sebastiano, domani può accadere per altri, ma deve essere ben chiaro che i risultati ed i miglioramenti scaturiscono da un connubio tra la preparazione tecnica e quella fisica, con l'atteggiamento mentale degli atleti e di coloro che li circondano.

Nella fattispecie Elisa ha vinto una medaglia che la riempie di soddisfazione, ma che ci inorgoglisce come tecnici e dirigenti per il lavoro svolto con lei; non ci nascondiamo che il risultato è scaturito anche da altri fattori, ma ci conferma che anche i nostri ragazzi sono capaci di giocare, abbiamo insegnato loro correttamente e le possibilità di emergere tecnicamente esistono anche nel nostro club. Siamo consapevoli che sicuramente Elisa avrebbe potuto ottenere di più, ma abbiamo voluto preservare una bambina di dieci anni a cui piace soprattutto giocare ed alla quale speriamo di garantire una bellissima carriera. Sarà poi il tempo a dire se abbiamo fatto bene o se abbiamo perso un'occasione: per ora siamo contentissimi noi, ma soprattutto lei.

Come già detto l'aspetto tecnico non è tutto e la grinta sfoderata da Beatrice, inattesa dopo un periodo non brillantissimo, le ha consentito di cogliere quello che a mio avviso è il suo migliore risultato di sempre; ecco che forse siamo riusciti a curare l'aspetto psicologico in modo adeguato evitando passi che avrebbero potuto portare a danni e conseguenze irreversibili veramente spiacevoli. Certo non tutti i problemi sono risolti e sicuramente Bea tornerà a non farmi dormire sonni tranquilli, ma intanto incassiamo questo risultato sperando che le serva di sprone per migliorare ulteriormente.

Quanto a Sebastiano penso che la soddisfazione maggiore l'abbia ricevuta nel momento che il suo avversario, appena sconfitto e piuttosto incredulo, gli ha chiesto come Seb potesse vantare solamente un terzo dei suoi punti in classifica. In quest'occasione Sebastiano ha avuto il merito, a mio avviso grandissimo, di dare tutto quanto aveva dentro contro qualunque avversario egli abbia incontrato, cercando di vincere ogni partita pur nettamente sfavorito. Lo ha fatto un ragazzo che non ha una “mano di velluto”, ma che basa il suo fare sport sulla voglia di arrivare, sul sacrificio e sull'impegno: quest'anno ci siamo anche mandati a quel paese un paio di volte ma, come spesso accade, questi episodi accadono quando, da entrambe le parti, si desidera fortemente qualcosa.

Ripeto che non è arrivata una medaglia o una prestazione straordinaria, ma la certezza di avere anche noi un giocatore che, pur in una categoria difficilissima come quella juniores, è in grado di farsi rispettare da tutti senza regalare niente a nessuno, e contro il quale tutti debbono dare il massimo per vincere