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        MA  CHI  TE  LO  FA  FARE  ?           

di Stefano de Pantz  (29-1-2008)

        Alcuni giorni fa ho occasionalmente incontrato uno dei tanti ragazzi da me avviati al tennistavolo con la società che gestivo circa quindici anni fa.

Piuttosto studioso più che sportivo, egli aveva smesso abbastanza giovane di giocare a tennistavolo proprio per dedicarsi anima e corpo ad altre attività: incontrarlo ormai lavoratore, felicemente sposato con moglie e prole al seguito mi ha fatto moltissimo piacere, ma anche un certo effetto poichè dialogando con lui ho riscontrato ancora una volta quella inconscia sudditanza instauratasi tanti anni fa tra allievo ed istruttore. Una situazione che sinceramente un po' mi infastidisce, ma che probabilmente soprattutto a causa del mio carattere è venuta molto spesso a crearsi con tanti dei miei allievi.

E' però bastato pochissimo per iniziare a parlare liberamente, come si fa tra vecchi amici, alternando ricordi di episodi e di persone ai momenti sportivi di maggior significato, fino a quando egli mi ha detto chiaramente di essere a conoscenza che alleno ancora e che segue abbastanza puntualmente quanto facciamo con la nostra società. A questa affermazione ha fatto seguito una domanda che gli è uscita spontanea, ma che mi ha costretto in un secondo tempo a qualche riflessione: - ma cosa cerchi ancora nel tennistavolo? – e poi – ma ti diverti ancora? Hai già realizzato tantissime delle cose che volevi in questo ambiente!

Di fronte a questi discorsi ho un po' tergiversato rispondendo con le consuete banalità: fare un po' di movimento, ci si affeziona ai ragazzi, e via di questo passo; però essendo forse evidenti le mie incertezze egli ha ben presto cambiato argomento e tutto il discorso è praticamente finito sul nascere.

Come già detto, in seguito a queste domande mi sono ritrovato a riflettere giungendo a conclusioni che sinceramente non avrei immaginato e constatando come, pur trattandosi di una società sportiva, gli aspetti agonistici legati esclusivamente ai risultati siano certamente importanti ma assolutamente non determinanti per il buon andamento del gruppo e soprattutto ai fini della gratificazione personale. Gli ultimi miei allievi arrivati alle squadre nazionali o che abbiano conquistato delle medaglie ai campionati italiani risalgono ormai a parecchi anni or sono, così come la guida di società che disputino i massimi campionati e di conseguenze non è certamente l'aspetto prettamente agonistico a caratterizzare tutto il mio operato.

Ecco dunque le considerazione maturate dopo questo incontro e le riflessioni che ne sono conseguite, dove sono quegli aspetti troppe volte ritenuti secondari a lasciare veramente il segno, a far si che io vada in palestra ancora volentieri e possa ritornare a casa con addosso una stanchezza che, seppur notevole ed almeno sotto l'aspetto psicologico, sembra non pesare più di tanto:

  • constatare come nessuno dei nuovi iscritti di quest'anno abbia abbandonato la società né dopo il mese di prova e neppure nel corso della stagione;
  • rendersi conto che in palestra otto tavoli a disposizione sono pochi poiché c'è la necessità di allenare anche più di venti atleti in un turno di allenamento. Tutto questo mentre al termine della scorsa stagione ci chiedevamo quale sarebbe stata la frequentazione della palestra a partire dal mese di settembre;
  • vedere in palestra tutti visi stanchi per gli allenamenti ma soddisfatti e tutto sommato distesi e sereni , ad iniziare dai responsabili della società,
  • non essere costretto a mendicare l'aiuto dei giocatori più bravi per allenare i giovani in quanto ormai spesso se ne incaricano da soli;
  • poter contare su un gruppo di collaboratori di ottimo livello che si prestano con grande altruismo e generosità in palestra, nell'organizzazione della società, alle gare;
  • accorgersi di poter lavorare senza che il proprio operato venga costantemente messo in discussione;
  • prendere atto che tutti danno il meglio di sé stessi: giocatori, genitori, dirigenti, allenatori;
  • vedere che la società sta crescendo sotto ogni aspetto, sta migliorando la propria immagine, che il lavoro svolto viene apprezzato anche dall'esterno;
  • non trovarsi a disagio nel chiedere l'aiuto e la collaborazione di qualcuno, poiché tutti coloro che indistintamente frequentano il nostro ambiente sono ugualmente disponibili verso gli altri.

Questi sono dunque i motivi per i quali io ritengo la corrente stagione agonistica come una delle più straordinarie degli ultimi anni, dove ai risultati sportivi che sono senza dubbio molto soddisfacenti, si sono aggiunti aspetti che risulteranno determinanti per il futuro del nostro gruppo.