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        ALLENATORI ....... CHE GENTE !          

di Stefano de Pantz ( 29 - 10 - 2005 )

Nell'articolo "ad un allenatore" apparso sul sito "Ping Pong Italia" di Massimo Costantini, sono sottolineati alcuni aspetti dei rapporti tra allenatori e giocatori.
Devo dire che in linea di principio concordo con Massimo quando afferma che l'allenatore è poco incline ad accettare critiche o consigli ritenendosi spesso una sorta di "Padre Eterno" e quanto sia fondamentale l'umiltà di sapere accettare confronti, osservazioni e, perché no, anche le critiche.

Prima però di addentrarmi in un approfondimento sul rapporto allenatori - giocatori, vorrei però esprimere alcuni pareri sulla figura dell'allenatore di tennistavolo, esaminando la situazione nella quali queste persone si trovano ad operare ed i rapporti tra allenatori stessi.
Ricordo perfettamente che nei primi anni '80 trovandomi a stretto contatto con l'allora allenatore della nostra squadra nazionale - l'indimenticabile Xu Shao Fa - ebbi modo di constatare le insanabile divergenze di opinioni con il rumeno Paneth, al quale contemporaneamente era stata affidata la preparazione della squadra femminile. Mi trovai molto spesso, in compagna di Edith Santifaller, a cercare di far colloquiare i due, che però parlavano lingue totalmente diverse (e non perché l'uno era cinese e l'altro rumeno). Per la cronaca alla fine l'ebbe vinta il cinese, tanto che portò ai campionati europei di Budapest un squadra di sole allieve - anche se toste - con, mi pare, la sola Paola Bevilacqua a fare da chioccia alla formazione.
Ricordo che nel corso degli stages con le varie Andreone, Vignola e Zampini, scherzavamo sul numero di volte che Paneth avrebbe citato la Nemes (sua prestigiosa allieva in Romania) nel corso dell'imminente seduta; era intuibilissima la sua fissazione nel cercare di riprodurre tante piccole Nemes anche nelle nostre giocatrici. Il cinese era invece più aperto, anche perchè rimaneva fedele alla scuola di pensiero cinese secondo la quale è sempre opportuno portare alle grandi manifestazioni giocatori con caratteristiche tecniche differenti, proprio per meglio contrastare gli avversari soprattutto nella gara a squadre. Con queste convinzioni, Shao Fa, andò controcorrente attirandosi feroci critiche in quanto dava spazio a giocatori che, pur di ottimo livello, non erano ai primissimi posti delle graduatorie nazionali.
E' comunque fuori di dubbio che entrambi gli allenatori restarono della proprie opinioni.

Dunque è veramente difficile che le idee di due allenatori coincidano e che tra essi si instauri un rapporto di collaborazione: il più delle volte ognuno resta delle proprie idee ed è poco propenso a mettersi in discussione, non di rado qualcuno giunge a sabotare il lavoro dell'altro attraverso giochetti politici e manovre di dubbio gusto. Questi episodi trovano linfa vitale in ambienti piuttosto circoscritti - proprio come quello del nostro tennistavolo - dove, bene o male, ci si conosce quasi tutti.
A causa di scarsa professionalità, ma anche è soprattutto di buon senso e della mancanza di rispetto ed umiltà, molti allenatori quando hanno la fortuna (… e sottolineo fortuna!) oltre che la bravura di portare un giocatore ad un buon livello tecnico e di risultati, divengono tanto integerrimi nel difendere le proprie teorie tecniche, quanto immediatamente disponibili nello scendere a compromessi abbagliati da promesse, prestigio e ambizione. Esempi potrei farne a iosa.
L'unico rimedio a questa deprecabile situazione è quando si viene ad instaurare un rapporto che è forse eccessivo definire di amicizia, nel verso senso della parola, ma sicuramente improntato su stima e rispetto reciproco.

Quando mi trovavo - ora un po' meno, ma solo per la scarsa frequentazione agonistica - con i vari Zeffirino, Vivaldo, Tonino, ecc.: a discutere, a confrontarsi, su aspetti tecnici, l'abbiamo sempre fatto con spirirto costruttivo e soprattutto non dimenticando che, almeno noi, abbiamo allenato sia atleti bravi che meno bravi (sui quali forse si soffermavano maggiormente le nostre discussioni), abbiamo vissuto periodi - pongisticamente s'intende - più o meno felici, ma soprattutto siamo rimasti fedeli a certi fondamentali principii in ogni occasione.
Poco ci importava se eravamo tra quelli bravi, ricercati, ascoltati, osannati, quando ci presentavamo ai campionati italiani seguendo atleti che vestivano la maglia azzurra e vincevano le medaglie; ci siamo ripresentati sempre con lo stesso spirito e con il nostro lavoro in palestra, anche per seguire i cosidetti "sfigati" (che - non preoccupatevi - per la cronaca sono quasi tutti quelli che non vincono le medaglie), infischiandosene altamente se, improvvisamente, non eravamo più ritenuti bravi come un tempo. Diciamola tutta: ci veniva anche da ridere pensando a quei "colleghi" - che purtroppo erano e sono la maggioranza - che ormai in odore di santità all'improvviso facevano finta di non vederti o riconoscerti tutti presi da chissà quali incombenze nei confronti della loro ultima creatura gioiellino.
Ritengo inoltre che nel tennistavolo italiano che questi aspetti si siano ulteriormente aggravati con il proliferare dei tecnici stranieri, molti dei quali dotati sicuramente di un'altissima considerazione di sé stessi e comunque poco inclini a "dare" od al confronto.
Tanti e poi tanti volano alto, ma alla fine cosa hanno portato?

Tutte queste considerazioni mi spingono però a pormi anche altre domande, prima fra tutte: ma in quale ambiente federale, in quale sport, si stanno consumando questi eventi? E poi: cosa è stato fatto dalla federazione per gli allenatori in questi anni? Quante occasioni di confronto tra allenatori ci sono state? E' cambiato qualcosa con la rappresentanza dei tecnici negli organismi federali? Come e quando vengono organizzati i corsi allenatori? Quali finalità hanno questi corsi oltre quella di dispensare tesserini a pioggia per consentire la presenza delle squadre nelle gare di campionato? Quando un allenatorie paga la tessera federale, cosa riceve? C'è per caso un'associazione allenatori? Gli allenatori ricevono la rivista federale? Ricevono dispense, pubblicazioni? Ci sono corsi di aggiornamento?
Potrei continuare ancora per un bel po' a pormi domande, ma potendo usare per le risposte sempre: no, poco, niente - e qualcuno mi dimostri con i fatti e con i dati alla mano che non è così - risparmio tasti e mi metto il cuore in pace.

Per tornare a bomba, vale a dire alle considerazioni di Massimo, ribadisco che questa vuole essere solo la mia opinione su fatti e situazioni che comunque - a mio avviso - debbono essere sempre tenuti presenti trattando di questo argomento e possono essere considerati come premessa alla discussione sul rapporto tra atleti ed allenatori che intendo trattare in un prossimo intervento.